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25 luglio 2010 CINEMAUNO ESTATE 2010

domenica 25 luglio ore 21.30 (in collaborazione con U.A.A.R.)

Giardini della Rotonda - Piazza Mazzini - Padova

 

Click per ingrandireAGORA'

di Alejandro Amenábar

con Rachel Weisz e Max Minghella (Spagna, 2009 - 128')

Vincitore di 7 premi Goya. La figura di Ipazia, filosofa e matematica di Alessandria d'Egitto, rivive nel nuovo film di Amenábar, un atto d'accusa contro il fanatismo religioso e l'intolleranza.

 

Realtà storica e finzione si mescolano perfettamente nel nuovo film di Amenábar (The Others, Mare dentro...) per raccontarci la figura della filosofa e matematica Ipazia, che si sacrificò per non abiurare la sua scienza di fronte alla colonizzazione cristiana di Alessandria d'Egitto. Dopo la caduta della città, vero e proprio faro della civiltà antica, il mondo è sprofondato nel Medioevo. Alessandria, simbolo di integrazione, diventa il campo in cui si giocano più partite: monoteisti contro politeisti, razionalisti, cristiani ed ebrei in lotta spietata tra loro. E inevitabili arrivano le polemiche, perché il film non esita a puntare il dito sulla ferocia dei cristiani e delle loro frange estremiste, che non è esagerato accostare a quelle dei moderni talebani. Mette sotto accusa il feroce e sanguinario vescovo Cirillo, vergognosamente fatto santo e tutt'ora venerato come tale. Un duro atto d'accusa contro la religione ottusa di fronte al progresso, un poetico racconto di una vita coraggiosa e di un pezzo di storia purtroppo ancora attuale.

 

Partecipano alla serata i rappresentati dell'UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

 


Nota dell’UAAR di Padova per la proiezione di domenica 25 luglio ai Giardini della Rotonda (Padova)

E’ grazie al grande cinema che, a volte, ritornano vivi tra noi i Grandi del passato sui quali cadde fin dall’inizio la mannaia dell’odio e dell’oblio. Si chiamava (e si chiama anche ai nostri giorni, e lo si è visto dopo la recente morte di Saramago) “damnatio memoriae”: la cancellazione del ricordo di chi si è tanto disprezzato e odiato in vita, specie per motivi religiosi. Di tanto odio, di tanta intolleranza verso il sapere e la razionalità - tipica del cristianesimo nascente - fu vittima Ipazia, filosofa neoplatonica, matematica e astronoma, perseguitata e alla fine linciata dai parabolani, un gruppo fondamentalista di neofiti cristiani nella Alessandria d’Egitto del IV secolo, aizzati contro di lei dal vescovo Cirillo, naturalmente fatto santo. Non è forse vero che la storia, persino quella antica, è sempre storia contemporanea? Non c’è dubbio, ed è vero al punto che quei fanatici afro-cristiani ci ricordano fin troppo i talebani islamici dei nostri giorni: milizie scelte – allora milites Christi, oggi “studenti di Dio” - organizzate per distruggere i nemici della nuova fede trionfante. Anno 391: l’Impero Romano è prossimo al collasso, in disfacimento tra le incalzanti orde barbariche e la presa del potere dei primi imperatori cristiani, da Costantino a Teodosio. Nella gloriosa Biblioteca egiziana, ultima roccaforte della cultura ellenistica e del culto pagano di Serapide, si scatenano scontri religiosi tra fazioni ebraiche, cristiane e pagane. La “pagana” Ipazia, domina la scena, coraggiosa e imperterrita, da vera regina che affascina e attrae le giovani intelligenze. Perciò i cristiani, adoratori dell’ignoranza, la definiscono eretica, bollandola addirittura come strega. L’agorà è la piazza, lo spazio aperto, il campus del sapere e della libera ricerca: agorà è studio, punto nevralgico di conflitti che non si confrontano più in sereni dibattiti filosofici. ; si risolveranno invece nel furioso abbattimento di statue, nell’eliminazione fisica dell’avversario, nella soppressione dei culti vituperati come “pagani”. Ecco il paganesimo: doveva diventare, per i cristiani giunti al potere, un marchio d’infamia. E sarà, come già per Giuliano l’Apostata, un’ulteriore cancellazione della memoria storica (collettiva, stavolta) destinata a marcare i secoli bui del Medioevo. Il sacrificio di Ipazia segnò di fatto il tramonto della libertà di coscienza e d’insegnamento. L’oscurantismo che ne seguì persisterà a lungo, fino al Rinascimento e all’età moderna, che, mille anni dopo, avrebbero riscoperto le radici autentiche della civiltà europea. Bentornata dunque sul palcoscenico della Storia, Ipazia gentile, emblema perenne di coraggio e di libero pensiero!



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